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ANALISI STORICO ECONOMICA

STORIA E URBANISTICA
E' ben facile immaginare quale fosse la condizione economica degli abitanti dalla fondazione e per un lungo lasso di tempo.
In tutte le relazioni eseguite da tecnici esterni, dalla lettura dei riveli, dalle deliberazioni dei consigli comunali, essa si può senza esagerazione alcuna definire misera e molto precaria.
Gli abitanti, originariamente quasi tutti mezzadri o lavoratori giornalieri, con il loro lavoro dovevano, oltre al proprio sostentamento e a quello della propria famiglia, provvedere al pagamento di una notevole quantità di tasse, censi, canoni enfiteutici, legati.
Per avere un'idea di dette tasse se ne riportano alcuni anche per documentazione storica: onze 782 annue erano dovuti alla fondazione Cutelli - onze 48 annue per l'elemosina di due messe quotidiane da celebrarsi nella chiesa di Aliminusa - onze 10 annuali per il maritaggio di una donzella in detta terra (istituito dal Cutelli) - il legato Lo Guasto, esso era pagato in cereali e doveva arrivare a 55 salme, 11 tumuli 1 quarto e 3 quartigli di grano che era corrisposto in decimi annuali - tasse, collette e imposizioni a favore del Sovrano - diritti di macina - onze 338, tari 19, grani 5, e piccoli 4 annuali dovuti per diritto di bolla - la stessa somma era dovuta al Recupero e Bonaccorsi come canone enfiteutico -
E' chiaro che tutti questi oneri, che alla fine si ripercuotevano interamente sui cittadini non potevano farli progredire economicamente e il loro lavoro bastava appena per la sopravvivenza.
L'economia era basata soprattutto sulla coltivazione della terra e orientata alla coltivazione di cereali e a piccoli allevamenti.
Almeno nel primo periodo, dopo la fondazione del centro si dovevano praticare anche le coltivazioni di lino e manna, prodotti questi che venivano esportati (dizionario geografico storico e biografico della Sicilia antica e moderna - Messina Stamperia Fiumara 1850 pag. 225 nel quale si riporta anche il dato sulla popolazione: 2710).
Merita di essere menzionato altresì il diritto di pascolo e lignaggio negli ex feudi Canne Masche o Soprana, Boscigliaro e Bosco di Aliminusa, in quanto esso era un'integrazione economica percentualmente rilevante per i cittadini.
L'economia così precaria e fragile era soggetta a dei veri e propri crolli e crisi se si avevano condizioni meteorologiche avverse, che facevano diminuire la produzione o a causa di qualche calamità anche se di lieve portata.
Si ricorda a tal proposito che tra il 1880 e il 1900 la filossera distrusse tutti i vigneti e questo contribuì e spinse all'emigrazione parecchi abitanti verso l'America.
 
Le emigrazioni e/o immigrazioni sono state, tra l'altro, ricorrenti e continue, sia verso il nord Italia, sia verso le Americhe e questo non ha permesso un incremento consistente della popolazione nonostante il saldo ampiamente positivo tra nati e morti.
Come puro dato statistico si riportano i dati della produzione agricola del 1938: 5600 quintali di cereali; 500 quintali di foraggi ; 2000 quintali di legumi ; 1300 quintali di uva; 1400 quintali di frutta ; 600 quintali di olio. Vi erano inoltre 600 equini , 320 suini , 129 caprini , 118 bovini, 263 aziende agricole dirette con il 59% della superficie , 321 aziende miste con il 41% della superficie.
La trasformazione dei contadini dalla condizione di mezzadri e affittuari a quella di coltivatori diretti è stata piuttosto lenta e contrastata e questo ha avuto come conseguenza il non affermarsi di una classe borghese " i burgisi " che ad Aliminusa hanno conquistato il potere politico ed economico solo recentemente.
Si è avuto soltanto qualche sporadico caso di contadini che hanno acquistato una quantità di terreni superiore alla media, da poter essere considerati benestanti, rispetto però alle condizioni economiche degli altri abitanti.
Un'importante svolta economica, che si è ripercorsa sul sociale è stata la nascita del polo industriale di Termini Imerese, con l'impianto della Sicilfiat e di alcune industrie ad essa collegata.
All'apertura delle fabbriche, parecchi contadini ed artigiani locali sono stati assunti come operai.
Oltre a svolgere il lavoro operaio, essi continuarono a dedicarsi alla coltivazione dei terreni o a svolgere il mestiere praticato prima delle assunzioni.
Agli stipendi che mensilmente entravano nella comunità, dovevano aggiungersi poi le rimesse degli emigrati e delle pensioni.
Affluiva, quindi, nel paese una considerevole liquidità che contribuì ad elevare di molto la precedente condizione economica degli abitanti.
Questo miglioramento è stato accentuato dal fatto che l'economia locale era autosufficiente per molti settori, per effetto della tradizione e dell'economia contadina che si prolungò oltre quella data e gli effetti dl consumismo si manifestarono con maggiore ritardo e quindi molta parte delle somme che entravano restavano nella comunità.
Questa disponibilità di denaro si riversò in buona parte sul patrimonio edilizio che, come abbiamo visto, subì a partire dagli anni 70 notevoli trasformazioni.
La spinta economica del polo industriale si affievolì nel tempo, in quanto parecchie piccole fabbriche della zona industriale non hanno retto al mercato e sono state chiuse, per la progressiva automazione dei mezzi di produzione, pur incrementando notevolmente la produzione non ha provveduto a nuove assunzioni né al turn over, diminuendo progressivamente il numero di addetti.
Con il completamento della sostituzione e della modifica del patrimonio edilizio è andato in crisi anche quest'importante settore economico.
Se a questo si aggiunge il fatto che non si sono trovate strade idonee e alternative per una conversione della produzione agricola tale da renderla appetibile e remunerativa, si ha un quadro abbastanza preciso della crisi economica che sta attraversando la comunità. Essa ha coinvolto soprattutto i giovani in cerca di prima occupazione e i lavoratori del settore edilizio ed è per questo motivo che negli anni '90 c'è statata una nuova ondata di emigrazione.



 
 
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