REGOLAMENTO URBANISTICO STORICO - ALIMINUSA.NET

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REGOLAMENTO URBANISTICO STORICO

STORIA E URBANISTICA
 
 
Per alcuni secoli dalla fondazione del centro, non si ebbe nessuna legislazione urbanistica che ponesse dei vincoli all'edificazione, semplicemente si andarono occupando in successione i lotti fino al completamento della schiera, passando, una volta completata, alla costruzione di una nuova schiera.
L'area edificabile non aveva nessun valore economico, in quanto, in forza del legato di maritaggio stabilito dal Cutelli, i cittadini edificavano i fabbricati staccando il lotto dalle terre comuni che circondava il centro e il tutto avveniva gratuitamente.
Ci si atteneva, nel far questo, al rispetto dell'originario schema urbanistico e ai bisogni o alle possibilità economiche dei cittadini che si costruivano l'abitazione.
Detta consuetudine continuò ben oltre la fine del feudalesimo , e quindi anche dopo che detti terreni passarono al demanio.
Essendo il costo della casa legato esclusivamente al costo di costruzione della stessa, essa non aveva di fatto nessun valore di mercato.
Era altresì inesistente il mercato dell'affitto, gli edifici passavano di padre in figlio per eredità e si edificava soltanto nel caso non si disponesse di case per abitare.
La proprietà della casa era diffusa, tanto che tutte le famiglie abitavano in case proprie , e visto il lento incremento del centro e la vastità delle terre comuni rispetto alle esigenze della comunità, tutto questo continuò per molto tempo.
Il primo regolamento edilizio fu emanato nel 1887, e questi come gli altri regolamenti, almeno quelli più antichi, sono riportati integralmente cliccando qui per la loro rilevanza storica
 
 Questo primo regolamento edilizio, non incide sulle modalità di edificazione e di acquisizione dei suoli edificabili da parte dei cittadini.
A nostro avviso esso ha trovato altresì scarsa applicazione, in quanto, pur non essendo stato possibile l'acquisizione di documentazione, in quanto esso obbligava solo alla denuncia orale sulle intenzioni di intervento edilizio e non alla presentazione di documentazione, imponeva delle restrizioni che furono disattese dai cittadini, così come risulta dagli edifici ancor oggi esistenti e che non hanno subito modificazioni.
In particolare, non furono applicati l'art. 7) che prevedeva la costruzione di cornicioni sulle facciate degli edifici in quanto estranei alle modalità di costruzione degli stessi e tra l'altro difficilmente realizzabili attraverso le tecniche e i materiali usati per le costruzioni; l'art. 12 che imponeva la realizzazione dell'intonaco sulle facciate esterne e l'art. 14 che obbligava  la costruzione di antiimposta nelle pagliere.
Pur introducendo anche elementi assolutamente estranei alla tradizione costruttiva, quali la realizzazione di scale esterne, di balconi o terrazze sporgenti oltre gli 80 cm., il divieto di collocare tende davanti alle botteghe, l'apertura delle imposte verso l'esterno dell'edificio o la realizzazione dei cornicioni il regolamento riveste un'importanza rilevante in quanto prevede dei principi assolutamente nuovi per la cultura cittadina.
Esso, infatti, introduce i concetti di controllo pubblico sul centro abitato attraverso l'istituzione della commissione edilizia come organo consultivo della giunta comunale, di pubblico aspetto degli edifici, di decoro e di salubrità dell'abitato.
Questi principi saranno recepiti e assimilati con difficoltà e dopo molti decenni dall'emanazione di questa prima regolamentazione, in quanto la loro applicazione presuppone una limitazione alla proprietà immobiliare.
Il secondo provvedimento emanato aveva lo scopo di regolare la cessione gratuita dei suoli comunali, ma esso ha avuto effetti opposti a quelli che si proponevano i membri della Giunta Comunale.


Il regolamento, pur introducendo delle restrizioni piuttosto blande alla concessione gratuita dei suoli comunali, imponendo soltanto la presentazione di una richiesta da sottoporre al vaglio degli organi istituzionali, crea un grosso allarme nella popolazione locale.
Esso è recepito ed era comunque una limitazione alla libertà di edificare, libertà che si manifestava reperendo e scegliendo gratuitamente le aree sulle quali costruire.
Dopo l'emanazione del regolamento il potere politico acquisiva la facoltà di respingere o accogliere le istanze presentate a suo insindacabile e arbitrario giudizio in quanto nel regolamento non vi è traccia di criteri che portassero a formazioni di graduatorie o all'individuazione di requisiti da parte dei richiedenti, tranne quello di essere naturali di Aliminusa, certamente non discriminante per i cittadini.
Pur obbligati ad esporre il motivo del rifiuto, il Consiglio comunale, poteva rigettare le domande, o scegliere arbitrariamente nel caso che più cittadini facessero richiesta per uno stesso lotto.
Inoltre il centro, anche se lentamente, si era sviluppato e nonostante le aree comuni libere avevano ancora una notevole estensione, solo una parte di esse era idonea all'edificazione attraverso le tecniche costruttive in uso a quei tempi, in quanto una zona era interessata da fenomeni franosi e una zona aveva andamenti altimetrici che richiedevano forte movimentazione di terra.
Per i motivi su esposti, i cittadini ebbero paura di non avere più la possibilità di costruirsi la casa, bene che evidentemente aveva importanza notevole nella cultura contadina, anche se essa non aveva ancora alcun valore di mercato.
L'importanza del bene casa nella comunità discende dalla consuetudine, ancora oggi esistente, di portare in dote da parte della donna l'edificio dove la futura coppia doveva andare ad abitare e senza il quale essa rischiava di non trovare marito.
Tale consuetudine porterà in seguito, non appena esauriti i lotti comunali edificabili, ad uno sviluppo del prezzo del mercato immobiliare molto rilevante e tra l'altro non riscontrabile nei paesi vicini , come metteremo meglio in evidenza in seguito.
In molti presentarono richiesta di acquisizione di suoli senza averne effettiva necessità o senza possedere i mezzi economici necessari per edificare.
L'obbligo contenuto nel regolamento di occupare il suolo concesso entro un anno, pena la decadenza della cessione dell'area, portò a parecchie edificazioni parziali di edifici.
Si edificarono, infatti, parte di muri, la copertura spesso non era realizzata e mancando la necessità alla definizione dell'opera, gli edifici rimanevano incompleti per periodi molto lunghi.
Tutto questo causò degli scompensi urbanistici, poiché rimanevano delle aree all'interno del paese incastrate nei muri periferici costruiti a diverse altezze.
Si venivano a creare così delle vere e proprie " scatole " che raccoglievano l'acqua piovana, causando infiltrazioni ai confinanti e che si riempivano di rifiuti, con conseguenze igieniche prevedibili.
Per quanto riguarda l'obbligo contenuto nell'articolo 4) di accompagnare la domanda di concessione dei suoli da disegni dell'opera da realizzare, si pensa che esso non abbia avuto applicazione in quanto né ad Aliminusa né nei paesi vicini esistevano figure professionali atti a svolgere detto lavoro né si trova traccia nelle deliberazioni adottate dal consiglio comunale di esame di allegati grafici.

Ai danni urbanistici provocati da quanto su esposto, si cercò di ovviare con successiva deliberazione che si riporta
DELIBERA CLICCA QUI

 
Nella delibera si ha una prima notizia del venirsi a formare del mercato immobiliare, se non degli edifici, dei lotti edificabili, anche se esso è vissuto come abuso da parte dei cittadini.
Inoltre limita e regolamenta fortemente la cessione dei suoli da parte del Comune perché si doveva dimostrare la necessità della realizzazione dell'edificio da parte del richiedente , che doveva altresì firmare atto d'obbligo con il quale erano stabilite modalità e tempi della costruzione.
Gli abitanti sono altresì obbligati a costruirsi il selciato della strada nella parte antistante l'edificio in costruzione, introducendo così , se non un prezzo di vendita , una contropartita alla cessione gratuita del suolo, in quanto il selciato stradale una volta realizzato diventava spazio pubblico.
La concessione gratuita dei suoli, essendo il terreno comunale passato sotto proprietà demaniale, fu contestato dalla Giunta Provinciale Amministrativa, la quale sollecitava l'Amministrazione Comunale a imporre un canone di affitto.
 A detta sollecitazione, il Consiglio Comunale, nella seduta del 13.11.1928, riconferma la concessione gratuita dei suoli, richiamandosi alla povertà dei cittadini di Aliminusa

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Il 10.5.1923 il Consiglio Comunale aveva approvato la prima lottizzazione ad iniziativa privata redatta dall'ingegnere Indovina, stesso progettista di alcuni lavori realizzati nella Chiesa Madre, ad iniziativa della famiglia Novara.
La lottizzazione prevedeva la creazione di cinque nuove strade da realizzarsi sul lato sinistro all'ingresso dell'abitato venendo da Cerda.
Essa non fu immediatamente realizzata perché i cittadini potendo accedere gratuitamente all'uso del suolo, non ritennero evidentemente conveniente rivolgersi al mercato privato.
Nel 1929 venne dato incarico all'ing. Pietro Massaro di ricostruire i confini delle terre demaniali, lavoro che fu ultimato e consegnato al Comune il 25.4.1930.
Il Massara fece una ricostruzione delle costruzioni eseguite prima del divieto alle concessioni dei suoli ceduti arbitrariamente dalle varie Amministrazioni Comunali , individuò i confini delle terre demaniali , esaminò la possibilità di esistenza di usi civici su due lotti di terreno uno interno al baglio e uno adiacente la Via G. Grisanti chiamato " erranteria " e destinò parte delle terre demaniali allo sviluppo urbano, proponendo la sdemanializzazione delle stesse.
Le terre demaniali destinate all'edificazione dal Massara, ricalcano quasi interamente una precedente individuazione di dette aree a cura dell'ingegnere agrimensore Cosimo Leone redatta nel 1926; entrambi i piani non tengono conto della lottizzazione redatta dall'ing. Indovina.
Il piano prevedeva il completamento di alcune stecche e la realizzazione di nuovi isolati in direzione ovest - sud ovest.
Esso fu attuato soltanto in parte in quanto individuava l'espansione del centro abitato in una zona in cui i terreni erano geologicamente instabili.
Ripropone inoltre lo schema del vecchio centro urbano e nella dimensione delle schiere e dei lotti e nell'andamento altimetrico degli stessi isolati; le schiere conservavano il rapporto originario tra il centro urbano e la campagna circostante.
Il piano redatto dal Massara costituisce certamente una documentazione di rilevante interesse storico, in quanto da esso si può ricostruire l'evolversi dell'originario impianto urbano di Aliminusa.
Il completamento e la consegna del lavoro eseguito dal Massara costituisce altresì un punto di svolta sulle modalità di acquisizione dei suoli edificabili, in quanto da quel momento i suoli comunali vennero venduti ai cittadini.
Nasce così il mercato immobiliare, che raggiunge subito quotazioni molto elevate, non appena completata la vendita da parte del comune dei lotti effettivamente edificabili, per diverse ragioni concomitanti e cioè in quanto i terreni edificabili erano limitati, il bene casa era considerato dalla cultura contadina essenziale per lo svolgersi della vita sociale, il mercato dell'affitto era inesistente e storicamente tutte le famiglie, anche le meno abbienti avevano la casa di proprietà.
I lotti furono venduti dal comune in poco tempo, e tra quelli venduti ve ne erano alcuni che ricadevano nella zona instabile.
In alcuni di essi non si costruirono gli edifici previsti e pur se di proprietà privata sono oggi lasciati ad uso pubblico, ricadendo all'interno dell'attuale villa comunale, mentre in altri le costruzioni crollarono a seguito di movimenti franosi che lambirono la Via Ignazio Grisanti.
Il piano redatto dal Massara è riportato di seguito per averne un'immediata visione:


La regolamentazione successiva è emanata nel 1931, in epoca fascista, e la sua emanazione è imposta al Podestà dal Prefetto.
Essa non incide quasi per niente sulle usanze e sulle modalità di costruzione pur imponendo regole tecniche per eseguire buone costruzioni e norme che favoriscono la sicurezza.
Prevede , tra l'altro, l'uso di materiali che non sono reperibili o estranei alle modalità di edificazioni locali, quali l'uso del cemento armato, materiale che incomincerà ad essere usato alcuni decenni dopo, e modifiche sulle modalità costruttive non recepite dalle maestranze locali e dai proprietari in quanto la loro osservanza avrebbe creato un aumento dei costi degli edifici.
In quel periodo non sono stati presentati inoltre elaborati progettuali, si ritiene che l'attività edilizia fosse molto ridotta e che comunque continuava ad esercitarsi come in passato e cioè senza un vero controllo delle autorità preposte, avvalendosi esclusivamente delle maestranze locali, che unitamente al committente stabilivano modalità di esecuzione e tipologie edilizie.

Il primo strumento urbanistico adottato dal Comune di Aliminusa risale al 1969, anno di adozione del Consiglio Comunale, e entrato in vigore nel 1971 , in ottemperanza alle prescrizione della Legge urbanistica del 1942.

 
 
 
Il piano prevede un'unica zona B di completamento e ricostruzione ( in giallo ) nel quale cadeva l'intero centro urbano, tre zone di espansione C ( in rosso ) , anche se una di esse fu stralciata dal geologo di stato presso il PP.OO.PP prescrivendo una sistemazione idraulico forestale , una zona D ( in rosa ) denominata zona mista e localizzata ad ovest del centro abitato, lungo la strada provinciale per Cerda e una sistemazione a verde attrezzato che circondava l'abitato ( in verde chiaro ) .
Il piano, anche se trova scarsa applicazione, in quanto non sono realizzate nessuna delle espansioni né la zona mista in esso previste , costituisce un punto di svolta importante in quanto dal momento della sua adozione da parte del consiglio comunale è applicata la Legge Urbanistica del 1942 e la successiva Legge Mancini del 1967.
E' da quel momento che sono stati presentati i primi progetti e rilasciate le prime licenze edilizie e quindi che le autorità iniziano a svolgere i compiti loro assegnati per Legge.
Le commissioni edilizie incominciano a dare i pareri di competenza e il Sindaco a rilasciare le prime licenze edilizie ed entra in gioco nel processo edilizio, anche se con molto ritardo rispetto ad altri luoghi, la figura del progettista


Un impatto ben maggiore produce il P.D.F redatto dall'ingegnere Panno ed adottato nel 1979 dal Consiglio Comunale.

Esso è stato redatto per adeguare il regolamento edilizio alla L.R. 19/1971, ma in realtà amplia di molto la zona C1 di espansione, propone una nuova trama viaria , in alcuni casi impossibile da realizzare , riconferma e amplia la zona B , prevedendo l'insediamento di 292 nuovi abitanti , ma di un numero imprecisato di abitanti stagionali , a giustificazione dell'ampia zona di espansione ( zona c1 in rosso ) e include come aree di espansione zone geologicamente instabili.
Gli effetti del piano sono rilevanti e in alcuni casi , a nostro giudizio devastanti , in quanto parte del piano viene attuato con delle lottizzazioni di iniziativa privata , come metteremo in evidenza in seguito , producendo un cambiamento radicale del tessuto urbano.

Testi e immagini: Ing.Zanghì Rosario. Riservato ogni diritto d'utilizzo.

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