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STORIA DELLO SVILUPPO URBANO

STORIA E URBANISTICA
Per pura documentazione storica si riportano le risposte ad un questionario e un disegno del territorio comunale redatto dal regio agrimensore Giovanni Satariano, e che furono redatti a seguito di prescrizione imposta dalla circolare del 28 settembre 1829.

Nelle risposte al questionario si ricavano poche notizie interessanti e che si riassumono.
1)   la popolazione di Aliminusa secondo la mappa annessa al R.D. del 11.10.1817 era di 709 persone, all'epoca della stesura della relazione il numero era salito a 929.
2)   L'estensione del territorio comunale è stato valutato in 731 salme
3)   Molti abitanti, vista la ristrettezza del territorio coltivano terreni ricadenti in altri comuni e le coltivazioni praticate erano soprattutto cereali. Questo tipo di coltivazione era poco remunerativa anche in quel periodo e la condizione economica degli abitanti era ritenuta misera.
La carta del territorio comunale è stata redatta con molta approssimazione, e da essa si possono trarre poche informazioni.
L'abitato è indicato con il disegno della chiesa e da poche stecche di edifici, certamente non veritieri nelle proporzioni, si evince però che la chiesa era ben diversa dall'attuale e la sua copertura era a falde inclinate come diremo meglio in seguito.
Il territorio comunale è diviso in spicchi con diverse colorazioni, si suppone così eseguite dall'estensore della carta per indicare diversi tipi di culture praticate o delle vegetazione esistente.
Le principali trazzere che attraversavano il territorio sono invece facilmente individuabili e ricostruibili in quanto ancor oggi esistenti, anche se anch'essi sono riportati con molta approssimazione e con deformazioni grafiche molto accentuate.

Di seguito la "CARTA SATARIANO" la prima carta urbanistica di Aliminusa, redatta dall'Architetto Giovanni Satariano.




LO SVILUPPO URBANO
Ottenuta la " licentia populandi " nel 1635 Gregorio Bruno non fece quegli investimenti necessari a far nascere e sviluppare il centro, in quanto ,evidentemente, il suo scopo non era tanto quello di fondare un nuovo abitato , ma di accedere ai privilegi sopra richiamati.
Solo dopo alcuni decenni s'iniziò la costruzione del " baglio ", (etimologicamente ban - lieu : luogo che aveva diritto di asilo e consentiva l'immunità penale) , struttura edilizia a metà tra la residenza baronale e l'azienda agricola vera e propria, e le prime abitazioni fuori delle mura del baglio.
Dalla lettura dei riveli si evince che queste vennero a formare sei strade.
Il baglio fu costruito in posizione quasi baricentrica rispetto al feudo, poco a monte della trazzera Regia e in modo che da esso si potesse controllare quasi interamente tutto il territorio, a porre in rilievo così il potere che doveva esercitare il barone o il suo governatore.
Le prime abitazioni fuori delle mura del baglio furono costruite dal barone, che ne era anche il proprietario, ed affittate ai contadini.
Da ciò discende che le tipologie edilizie e l'impianto urbano originario furono stabilite dal fondatore.
Le prime strade furono impostate secondo la linea di massima pendenza, di larghezza attorno ai nove metri, di impianto lineare e senza alcuna ricerca formale, schema tipico dell'urbanistica siciliana del 1600.
Tale impianto urbanistico, che segue i criteri, pur se mediati, della tradizione spagnola, codificati nelle leggi di Filippo II del 1573, hanno trovato applicazione tanto nei nuovi centri di formazione in Sicilia che nelle colonizzazioni in sud America, che per storia, cultura e orografia del territorio si differenziava notevolmente dalla Sicilia.
Esso traeva la ragione principale in esigenze di carattere sanitario, per permettere cioè un'areazione ottimale degli edifici e un più agevole smaltimento delle acque e dei reflui, in quanto non esistendo ancora le reti fognarie, questi erano i principali problemi da risolvere per evitare il diffondersi di epidemie.
L'impianto urbano dei nuovi centri costituisce, quindi, una frattura rispetto all'urbanistica preesistente nell'isola, di origine medioevale, stratificata nel tempo e che configurava uno spazio di tipo curvilineo.
Le differenze si fanno più marcate sull'orografia e sui siti prescelti.
I vecchi centri erano situati in luoghi difficilmente raggiungibili, abbarbicati su rocce impervie, con le quali quasi si fondevano, divenendo una continuazione delle montagne stesse, delle quali utilizzavano le stesse pietre per le costruzioni e che pertanto avevano gli stessi cromatismi e risultavano quindi difficilmente individuabili.
Essi avevano inoltre una struttura urbana definita e perfettamente individuabile, chiusa ed interrotta dalle mura che circondavano l'abitato e che differenziavano in maniera netta il centro urbano dalla campagna circostante.

La scelta della localizzazione dei nuovi centri è spesso quella collinare, in dolce declivio, vicino alle reti trazzerali esistenti e quindi facilmente raggiungibili.
Lo schema urbano adottato non consente di marcare in maniera netta il confine tra la campagna e l'abitato, esso è infatti indefinito; la "città " si apre al territorio e il suo disegno urbano non concluso, si presta ad espansioni non traumatiche, occupando successivamente parti di campagna in funzione delle esigenze di sviluppo del centro stesso.
I primi contadini si trovarono quindi ad abitare case non proprie, le cui tipologie edilizie erano comuni a parecchi dei nuovi centri fondati nello stesso periodo, con delle caratterizzazioni minimali che metteremo in evidenza successivamente, e che in parte si estendevano dal baglio all'esterno.
Essi dovevano per questo pagare un canone d'affitto che sommato a quanto dovuto per l'affitto delle terre, non né permetteva nemmeno la sopravvivenza.
In poco tempo , i primi abitanti , si trovavano indebitati con il barone e detti debiti crescevano con il tempo , fino a quando , non potendovi più far fronte , si spostavano in un nuovo centro.
Tutto questo, contrastava con gli interessi del barone, che erano appunto di attirare abitanti per coltivare i terreni di sua proprietà, e quindi di assicurare almeno le condizioni minime di sopravvivenza.
Il Cauteli stabilì a tal fine un legato di " maritaggio " in favore degli abitanti , legato che consisteva nella cessione gratuita delle abitazioni ai contadini di Aliminusa che si sposavano, i quali divenuti proprietari degli edifici erano invogliati a radicarsi.
Esauriti gli edifici di proprietà del barone, il legato si trasformò nella cessione gratuita del terreno ove edificare le abitazioni, diritto questo che i cittadini di Aliminusa esercitarono per molto tempo, occupando successivamente le cosiddette terre comuni "cummuna".
Le abitazioni costruite direttamente dai contadini ricalcarono lo schema urbano e le tipologie delle prime abitazioni, occupando in successione gli spazi della schiera, fino a che la strada non raggiungeva gli allineamenti delle strade precedenti o era impossibile per ragioni orografiche continuare le stesse schiere.
Lo schema urbanistico adottato è quello a pettine ed è caratterizzato da una sequenza di isolati monoaffaccio, disposte ai lati di un muro di spina centrale.
Questo schema permetteva una notevole economia di materiali e quindi di costi, in quanto, tranne gli edifici di testata delle schiere, le abitazioni avevano tre dei quattro muri perimetrali in comune con gli edifici confinanti.
Tranne la Via Roma e la via Galati, oggi via Piersanti Mattarella, che hanno dimensione all'incirca doppia delle altre e che assumono le funzioni di strade principale e di raccordo, le strade del centro urbano hanno tutte le stesse caratteristiche, tranne lieve differenze nella larghezza delle stesse, variabile tra gli otto e i dieci metri.
Rispetto ai centri di nuova formazione fondati nello stesso periodo, le schiere si caratterizzano per la loro lunghezza, che supera i centotrenta metri, lunghezza che si raddoppia considerando le strade a monte di Via Roma e a valle di via Mattarella, in quanto essi, almeno originariamente, non interrompevano le schiere né percettivamente né fisicamente avendo la stessa pendenza delle stesse.
La struttura a scacchiera di Aliminusa si è conservata nel tempo, in quanto il potere dei baroni si è conservato ben oltre la fine del feudalesimo e la disponibilità di accesso alle aree fabbricabili si è prolungata per molto tempo.
L'impianto urbano a scacchiera, infatti, presuppone un potere centralizzato molto forte, che detiene il potere economico e politico e la disponibilità di aree edificabili, quindi un potere quasi coloniale, in quanto esso è uno schema imposto alla cultura degli abitanti.
Tutto ciò è stato ampiamente dimostrato nell'indagine socio antropologica condotta da Tano e Lillo Gullo su Aliminusa. Gualtiero Harrison nella presentazione del libro così sintetizza la ricerca " Il paese è disegnato secondo un'urbanistica settecentesca; e lo spazio rettilineo, l'imposizione di questo spazio, è già scossa tellurica, costringendo, come fa, ora come allora, quei contadini ad organizzarsi socialmente e interpersonalmente in modo diverso da come si organizzavano i loro simili, abitanti in spazi curvilinei. …. Continuando a leggere ci si accorge che la rete di relazioni, la gestione dello spazio e del territorio non rispondono alla logica assiale, ma rispondono ad una logica che deforma l'assialità. Questa logica si è sviluppata dopo la costruzione del paese, ma preesisteva al paese: Uno spazio era stato costruito per deformare una organizzazione, ma la preesistente organizzazione ha poi deformato il nuovo spazio."
Per contro, in molti degli altri centri di nuova formazione, tale potere è stato perso più precocemente e questo ha comportato una perdita o una modificazione dell'impianto urbano originario, riconoscibile oggi solo nel centro di fondazione, mentre le periferie hanno assunto altri caratteri urbanistici, dipendenti soprattutto dalla disponibilità di aree edificabili e della proprietà delle stesse.

 
L'ISOLATO
 
Definito lo schema urbano, e le caratteristiche dell'isolato, larghezza dello stesso e delle strade, unica libertà lasciata agli abitanti e la costruzione della cellula abitativa, la cui realizzazione è affidata agli stessi.
Ad Aliminusa detta libertà è fortemente condizionata dalle tipologie delle prime abitazioni costruite dal barone, che costituiscono modello di riferimento per le abitazioni costruite in epoca successiva e dalle possibilità economiche degli abitanti.
Essendo le possibilità economiche dei contadini fortemente livellata , non si sono determinate rilevanti differenze nelle unità abitative, né si sono create gerarchie tra le diverse schiere del centro urbano.
Unica eccezione è data da tre edifici che si trovano di fronte e nelle vicinanze della chiesa, in origine di proprietà di discendenti della famiglia del barone, che non trovando idoneo alloggio all'interno del baglio, hanno costruito le loro case di abitazione all'esterno.
Le schiere, di larghezza intorno ai 14-15 metri, divise da un muro mediano che separa gli alloggi, erano costituite da cellule abitative realizzate con la stessa tipologia.
 
 
Gli edifici si differenziavano soltanto per la lunghezza del fronte stradale che occupavano o da una piccola differenziazione altimetrica, che variava a secondo se si trattava di casa, " terrana " cioè ad una sola elevazione fuori terra o " solarata ", cioè all'interno della quale e in parte della sua superficie, generalmente nella parte più interna rispetto alla strada, era costruito un solaio, generalmente accessibile con una scala a pioli.
L'affaccio su strada variava con moduli che andavano dai 10 metri alla casa intera a frazioni di essa denominati trequarti di casa , mezza casa o un quarto di casa .
Mentre i primi due moduli erano sufficienti funzionalmente ed erano adeguate a soddisfare le esigenze abitative dei contadini, gli ultimi due moduli erano evidentemente delle soluzioni di ripiego, alle quali si ricorreva soltanto o per ragioni economiche o per un diverso utilizzo dell'edificio, che non fosse quello dell'abitazione e cioè generalmente per pagliere.( magazzini di deposito dei prodotti agricoli,soprattutto fieno e paglia ).
Per i contadini più abbienti, successivamente nasce una ulteriore tipologia, i " corpi di case " cioè più moduli accorpati tra di loro, appartenenti allo stesso proprietario.


Per i testi di questa pagina si ringrazia: L'Ing.Zanghì Rosario. Riservato ogni diritto d'utilizzo.

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